Data di Pubblicazione:
2019
Citazione:
"Tra Lynch e Bacon: visibile, sensibile e figurale" / Dusi, N.. - (2019), pp. 79-106.
Abstract:
Proveremo a dare conto del “senso di malessere” che si prova a ragionare sull’opera di David Lynch. Innanzitutto, va detto che il lavoro di Lynch appare a prima vista imprendibile, sfuggente ad ogni definizione. Forse perché, per capirlo meglio, bisognerebbe conoscere (anche) la sua produzione pittorica defigurante, spuria, a volte a metà tra fumetto e geroglifico; e certo anche le strip di fumetti, i progetti televisivi attuati (come Twin Peaks) e quelli solo tentati; la produzione di cortometraggi orrorifici e spesso tremendamente “cattivi”, urticanti, senza scampo; tutto questo assieme al suo complicato e polisemico (ma anche poliscopico e polimorfo) corpus cinematografico. Un cinema in cui domina il gusto della costruzione di situazioni narrative spesso indecidibili, a forte carica visiva e sonora, di spiazzante valenza onirica e metaforica. Nei film di Lynch lo spettatore si fa avvolgere con tutti i sensi, l’ambiente diventa “immersivo” (come si dice oggi per i mondi dei videogiochi), e lo spettatore vive un’esperienza a rischio: si immerge cioè nel racconto in modo sinestesico, e con una sensazione costante di pericolo e di spaesamento. Indice dei paragrafi: L'effetto pittorico nel primo Lynch; La visione sfocata e la narrazione "blurred"; Dall'ottico all'aptico: Velluto blu e Strade perdute; Figuralità e visione embodied; Twin Peaks tra intensità e messa in presenza; Riferimenti bibliografici
Tipologia CRIS:
Capitolo/Saggio
Keywords:
David Lynch; cinema e pittura; intermedialità; visione sfocata; modo aptico; figuralità; visione embodied; Eraserhead; Velluto blu; Strade perdute; Twin Peaks
Elenco autori:
Dusi, N.
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Titolo del libro:
David Lynch: mondi intermediali