Data di Pubblicazione:
2025
Citazione:
Le analisi archeobotaniche dallo scavo archeologico di Albareto loc. Cà Nova / Bosi, G.; Castiglioni, E.; Mazzanti, M.; Rottoli, M.; Torri, P.. - 38:(2025), pp. 47-60.
Abstract:
Lo studio dei macroresti e dei pollini si è basato su sei campionature di sedimento da US 11, US 12 (tuttavia quasi sterile) e US 13. Dai campioni da US 13 e US 11 si sono inoltre prelevati materiali da datare radiometricamente; sulla base delle date ottenute si ritiene che i quadri delineati siano pertinenti rispettivamente al Bronzo antico e all’età del Fer- ro. Non si dispone invece di evidenze per il Bronzo medio.
Il sito, posto a 676 m slm, era al limite tra il querceto e la faggeta/ abetina. In relazione al Bronzo antico le analisi polliniche indicano un querceto in parte degradato, con abbon- dante nocciolo. Più lontani dal sito erano boschi di conifere, faggio e betulle. I carboni sembrano derivare da fuochi non strutturati, estesi o ripetuti. I pollini rivelano ambienti umidi con forti oscillazioni idriche (Cyperaceae, Typha/Sparganium, cannuccia di pa- lude, ontano). Sia il polline che i macroresti documentano limitata attività antropica. Eventuali colture di cereali non erano prossime al sito; esigui resti carpologici sono di cereali (forse frumento nudo) e frutta (nocciole e forse corniole). I dati pollinici sugge- riscono invece la coltivazione della canapa.
Nell’età del Ferro il sito appare meno forestato, con un drastico calo del querceto e del bosco igrofilo. La maggiore varietà di specie nei carboni conferma il frantumarsi della ve- getazione, che obbliga alla raccolta più differenziata. Presenti, forse sovrastimati, pollini di abete bianco, la cui scomparsa, per cause complesse, avviene in tempi diversi in diversi siti dell’Appennino. Consistenti fenomeni erosivi e di rimaneggiamento del suolo sembrano più di origine meccanica che biologica, legati forse a incendi. Gli ambienti umidi si ridu- cono, ospitando vegetali più adattati a rispondere a stress idrici. Le attività umane sono indiziate solo da modestissime tracce di possibili colture cerealicole, non prossime al sito.
Il sito, posto a 676 m slm, era al limite tra il querceto e la faggeta/ abetina. In relazione al Bronzo antico le analisi polliniche indicano un querceto in parte degradato, con abbon- dante nocciolo. Più lontani dal sito erano boschi di conifere, faggio e betulle. I carboni sembrano derivare da fuochi non strutturati, estesi o ripetuti. I pollini rivelano ambienti umidi con forti oscillazioni idriche (Cyperaceae, Typha/Sparganium, cannuccia di pa- lude, ontano). Sia il polline che i macroresti documentano limitata attività antropica. Eventuali colture di cereali non erano prossime al sito; esigui resti carpologici sono di cereali (forse frumento nudo) e frutta (nocciole e forse corniole). I dati pollinici sugge- riscono invece la coltivazione della canapa.
Nell’età del Ferro il sito appare meno forestato, con un drastico calo del querceto e del bosco igrofilo. La maggiore varietà di specie nei carboni conferma il frantumarsi della ve- getazione, che obbliga alla raccolta più differenziata. Presenti, forse sovrastimati, pollini di abete bianco, la cui scomparsa, per cause complesse, avviene in tempi diversi in diversi siti dell’Appennino. Consistenti fenomeni erosivi e di rimaneggiamento del suolo sembrano più di origine meccanica che biologica, legati forse a incendi. Gli ambienti umidi si ridu- cono, ospitando vegetali più adattati a rispondere a stress idrici. Le attività umane sono indiziate solo da modestissime tracce di possibili colture cerealicole, non prossime al sito.
Tipologia CRIS:
Capitolo/Saggio
Keywords:
archeobotanica, macroresti, microresti, età bronzo, età ferro
Elenco autori:
Bosi, G.; Castiglioni, E.; Mazzanti, M.; Rottoli, M.; Torri, P.
Link alla scheda completa:
Titolo del libro:
Il sito dell’Età del Bronzo di Cà Nova ad Albareto (PR)