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  1. Pubblicazioni

Eppendorf Schizophrenia Inventory (ESI): presentazione della versione italiana.

Articolo
Data di Pubblicazione:
2004
Citazione:
Eppendorf Schizophrenia Inventory (ESI): presentazione della versione italiana / Galeazzi, Gian Maria; Spiliopulos, P.; Curci, P.. - In: GIORNALE ITALIANO DI PSICOPATOLOGIA. - ISSN 1592-1107. - STAMPA. - 10:3(2004), pp. 322-330.
Abstract:
Introduzione
Le esperienze soggettive dei pazienti con psicosi, oltre a rappresentare un momento fondamentale dell’incontro clinico e del prendersi cura, costituiscono un tema imprescindibile per un tentativo di comprensione dei fenomeni psicotici che voglia andare al di là della mera rilevazione di aspetti comportamentali facilmente osservabili ed operazionalizzabili. Da dieci anni a questa parte, sono apparsi numerosi richiami a questa linea di ricerca che si discosta dalla semplice registrazione e catalogazione di comportamenti obiettivabili dall’esterno (1) (2).

Sebbene ci siano state diverse proposte di modelli e strumenti relativi a esperienze soggettive psicosi-correlate (3)-(6), in Italia la concettualizzazione che ha avuto finora più impatto e risonanza è quella dei Sintomi di Base (7)-(17).

Il modello dei sintomi di base valorizza la capacità del paziente di autopercepire, e comunicare come spiacevoli e limitanti, fini cambiamenti, deficit e anomalie, presenti anche nelle fasi prodromiche ed interepisodiche di malattia, a carico del funzionamento percettivo, della forma del pensiero, della comprensione e della produzione del linguaggio, della cenestesi, della motricità, della vitalità generale, ecc. Tali sintomi sono stati proposti rispecchiare la forma autopercepibile più prossima alla vulnerabilità alla psicosi, costituendone l’espressione attingibile dal soggetto, a cui corrisponderebbero specifici deficit neuropsicologici (soprattutto a carico dell’elaborazione delle informazioni) "a monte" della consapevolezza del paziente, in ambito "transfenomenico". Secondo il modello, i sintomi di base, attraverso complessi meccanismi di transizione su cui influirebbero fattori di stress e variabili psicologiche (tra cui il coping), sociali e biologiche, potrebbero evolvere verso quadri di franco scompenso psicotico. Klosterkötter, infatti (9), ha descritto vere e proprie sequenze di transizione tra sintomi di base e sintomi di primo rango schneideriani, in cui si attraverserebbero fasi successive denominate di irritazione, di esternalizzazione e di concretizzazione psicotica. Secondo questo modello di sviluppo dei sintomi positivi dai sintomi di base, l’inizio delle fasi produttive sarebbe innescato da una messa in tensione delle risorse cognitive e affettive già deficitarie con peggioramento a spirale delle capacità di far fronte all’incremento della complessità e intensità degli stimoli, fino alla rottura della normale cornice di riferimento della realtà, con il ristabilimento, attraverso il coagularsi di esperienze pienamente psicotiche, di un livello accettabile di stimolazione e una riduzione del livello di angoscia.

Meno lineare sarebbe l’interpretazione del rapporto tra sintomi di base e sintomi negativi (16). Una riscontrata correlazione tra sintomi negativi e sintomi di base è stata interpretata in chiave processuale, come se gli aspetti comportamentali dei sintomi negativi rilevati dalle scale di valutazione eterosomministrate corrispondessero al classico esito difettuale, risultato terminale della trasformazione di sintomi di base non caratteristici per psicosi in sintomi di base caratteristici, fino a vere e proprie esperienze psicotiche di tipo positivo. Sebbene nella concettualizzazione originaria questi stadi siano, nella gran maggioranza dei casi, reversibili lungo le varie fasi di malattia, in certi casi tale percorso a ritroso non si produrrebbe e la sintomatologia negativa emergerebbe come risultato finale, vuoi come effetto di meccanismi di coping di ritiro attivo, vuoi come esito di un presunto effetto neurotossico dello stato di psicosi protratta con sintomi floridi. Altri Autori (12) si sono discostati da questa interpretazione sequenziale e hanno concettualizzato l
Tipologia CRIS:
Articolo su rivista
Keywords:
Eppendorf Schizophrenia Inventory ; ESI; Scale, Psichiatria
Elenco autori:
Galeazzi, Gian Maria; Spiliopulos, P.; Curci, P.
Autori di Ateneo:
GALEAZZI Gian Maria
Link alla scheda completa:
https://iris.unimore.it/handle/11380/1060577
Pubblicato in:
GIORNALE ITALIANO DI PSICOPATOLOGIA
Journal
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