A livello globale, le perdite post-raccolta di frutta e verdura rappresentano una sfida critica, soprattutto nei paesi in via di sviluppo con temperature ambientali elevate. Nell'Africa subsahariana e in India, il 30-50% della produzione viene perso ogni anno, di cui circa il 20% a causa di una catena del freddo inefficiente e di una gestione post-raccolta inadeguata. Una gestione efficace del raffreddamento immediatamente dopo la raccolta è essenziale: a 35 °C, anche un ritardo di 1 ora può ridurre la durata di conservazione di un giorno intero. Queste inefficienze riducono i redditi dei piccoli agricoltori (~15%) e sono responsabili di circa 4,4 Gt di CO₂eq, circa l'8% delle emissioni globali. La durata di conservazione viene prolungata principalmente tramite impianti di refrigerazione, che oggi si basano su sistemi di refrigerazione a compressione di vapore (VCR) per controllare sia la temperatura che l'umidità relativa. Tuttavia, le unità VCR richiedono elevati investimenti di capitale e una fornitura elettrica stabile, spesso carente o inaffidabile nelle aree rurali dei paesi in via di sviluppo, limitando l'accesso a soluzioni efficienti per la fase di post-raccolta. In questo contesto, e ogniqualvolta la disponibilità di acqua non sia un vincolo, il raffreddamento evaporativo si distingue come una delle alternative più promettenti. Sfruttando il calore latente dell'evaporazione dell'acqua per raffreddare l'aria ambiente, è possibile realizzare celle frigorifere a basso costo. I cicli di raffreddamento evaporativo diretto (DEC), indiretto (IEC) e a punto di rugiada (DPEC) sono i più avanzati, con il DPEC che si avvicina alla temperatura del punto di rugiada, superando il limite di temperatura di bulbo umido di DEC e IEC, raggiungendo al contempo un coefficiente di prestazione (COP), il rapporto tra effetto di raffreddamento ed energia assorbita, da due a tre volte superiore a quello del VCR. Tuttavia, la loro attuale applicazione è ancora limitata esclusivamente al raffrescamento estivo di edifici agroindustriali. Il progetto proposto mira ad accelerare la roadmap verso l'implementazione sul campo di soluzioni di raffreddamento più sostenibili, partendo dall'applicazione della tecnologia DPEC allo sviluppo di una cella frigorifera su scala di laboratorio, passando per la sua progettazione, costruzione e validazione sperimentale. L'obiettivo è ridurre la temperatura di conservazione rispetto ai sistemi esistenti, limitare l'umidità relativa e prolungare così la durata di conservazione del prodotto, tenendo conto delle specifiche esigenze fisiologiche delle colture, che rispondono in modo diverso alla temperatura e all'umidità relativa. Il progetto è concepito come un dispositivo a energia zero, fondamentale per contesti con risorse limitate, ma anche potenzialmente rilevante per mercati ad alto valore, dove il rafforzamento dell'efficienza della catena del freddo è strategico per preservare la qualità e il valore economico dei prodotti orticoli. Tra gli esempi figurano ciliegie e uva, che richiedono un raffreddamento immediato post-raccolta per preservare la qualità sensoriale e commerciale. In tali casi, il DPEC potrebbe essere abbinato a un sistema VCR principalmente per ridurre il consumo energetico contribuendo così a catene di approvvigionamento post-raccolta più sostenibili e resilienti.